Política y Economia

elezioniparlamento2018Buenos Aires, gennaio- Non si tratta di una campagna elettorale chiassosa, che richiami granchè l’attenzione. La stampa locale, per esempio, non se ne occupa per niente.
I pochi fogli della collettività -alcuni ne resistono- dicono presente come possono, con titoli, commenti, cronache, cercando di centrare temi e polemiche dell’appuntamento del 4 marzo, promovendo l’evento...

Il dibattito,quindi,esiste, sia pure in sordina e una certa mobilitazione anche. Si limita –bisogna precisare- alle associazioni italiane: quelle antiche e i circoli più recenti.

In certi quartieri non mancano manifesti che invitano al voto italiano, con volti, proposte e slogans. I nomi dei partiti non sempre coincidono con quelli romani. Ci sono formazioni locali e le differenze si notano, ovviamente: quando s’intavola discorso in qualche crocchio intorno al Consolato, sovente, i riferimenti alla politica italiana sono lontani, talvolta vaghi. E’ chiaro che qui, presso questo “elettorato” premono anche altri temi, altri volti e aspettative diverse, quando si tratta di politica. L’Argentina è un paese troppo politicizzato già di suo e localmente c’è sempre tanto da dire e ridire...

E’ chiaro che per gli italiani d’Argentina questa istituzione del voto nostrano è arrivata storicamente tardi: tal che oggi, più che i veri emigranti, qui i protagonisti ormai sono quasi solo stagionati discendenti, figli, nipoti... E non è lo stesso.

Tuttavia, sono in gioco -parrebbe- oltre 700 mila suffragi, destinati a confluire nello scrutinio italiano, stando ai dati più noti. E a dare uno sguardo intorno al Consolato, lì sì non sfugge “il movimento in atto”, il viavai di gente, delegazioni, incontri e gruppi casuali che parlano e dibattono –non certo sottovoce- e sappiamo già di cosa stanno discutendo, anche senza avvicinarci.

E’ la quarta volta che votiamo gli italiani all’estero e l’Argentina-si sa-  è patria di una delle comunità italiane più numerose al mondo. Solo il Consolato di Buenos Aires -per dire- amministra tanti italiani quanti ce ne sono a Bologna: non è uno scherzo...

In occasione delle elezioni, poi, la gestione –facile indovinarlo- diviene una fatica assai impegnativa. Si tratta di preparare e inviare non meno di 700 mila plichi in buste riservate, con molto più che un semplice certificato elettorale: delicate indicazioni, volte a rispettare la segretezza del voto in tutti gli aspetti, a garanzia della validità del suffragio in questa (rischiosa) forma di voto a distanza.

Sommando i nostri 9 Consolati in Argentina, i votanti potenziali sono, come detto, oltre mezzo milione. E poi c’è da ricevere il rientro delle buste con il voto  dentro, effettuato e sigillato e seguire ancora richieste di specificazioni, indirizzi, nomi, cognomi, posta, postini...

Questo il delicato “traffico” gestito da Ambasciata e Consolati in un’area significativa come l’Argentina, al di là del dibattito propriamente politico che -vale ripeterlo- non sempre fa il calco dei partiti politici operanti in Italia. A volte sì, a volte no: ci sono raggruppamenti locali con posizioni e pretese particolari, non sempre in analogia nemmeno con altre aree vicine.

La particolarità -tutta specifica- dell’Argentina rimane quella di una presenza italiana fortemente datata, le cui aspettative –specie nelle nuove generazioni- parrebbero ragionevolmente protese più verso la situazione locale che verso quella italiana. Un elettorato pertanto inevitabimente speciale: con esigenze e modalità non facili da far convergere sulle motivazioni, le istanze, le forme del nostro processo elettorale. La lontananza e la diversa quotidianeità pesano, evidenziando –vorremmmo dire- il diverso tono della campagna, sia pure nel suo significato di partecipazione civica, attestante l’encomievole adesione culturale all’essenziale matrice democratica del nostro Paese.

Visto 785 veces Modificado por última vez en 31 de Enero de 2018
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