Italia al día

2014 - L’Argentina linciata

 Publicado en Blog "Italiani" el miércoles 09 de Abril 2014

AR-Baires01di Dante Ruscica

BUENOS AIRES- Uno dei vanti più in voga, sempre –storicamente, si direbbe- in Argentina è stato quello riguardante la cultura del Paese. La cultura in senso di scuola, di istruzione, ma anche di civiltà, di tradizione, di umanità, di evoluzione sociale in genere.

I linciaggi, per esempio, erano guardati da tutti qui –benpensanti tradizionali e “progre”- come qualcosa che poteva avvenire solo in Brasile. Oh, gli squadroni della morte! Oh le favelas!
E c’è da dire che forse, nel confronto con gran parte del continente, l’istruzione in Argentina e l’evoluzione generale –collegata in particolare alle origini sociali quasi strettamente e completamente europee (italiane e spagnole, soprattutto) hanno meritato sempre qualche punto in più. E, naturalmente, vanno ricordati i premi Nobel conquistati, i grandi scrittori e le menti privilegiate tipo Borges, Sabato, Leloir. E non solo…
E poi, un’altra cosa, forse la più recente e la più vistosa e significativa: il grande entusiasmo nazionale, travolgente, per il “Papa argentino”. Lo sappiamo, dall’elezione di Francesco, s’è accentuato anche il traffico aereo. Tutti a Roma, tutti alle porte di Pietro per farsi benedire e commuoversi agli appelli del Papa francescano che s’ispira al Poverello d’Assisi, umile tra gli umili, esempio di straripante umanità, di amore per il prossimo, impegnato quotidianamente a predicare la fratellanza e la solidarietà…
Verso questo Papa gli argentini corrono a frotte, delegazioni, udienze speciali, politici, industriali, sindacalisti, famiglie, scuole… non temono per niente di affaticare il cerimoniale vaticano. Per non parlare della costante e spettacolare attenzione di tutta la stampa per la figura del Pontefice, come mai era avvenuto: e si spiega, naturalmente: è anche ovvio. Ma…
Ma certo, quando le affrettate indagini di questi giorni attestano che il 50% dei consultati (il 50%!) giustifica il linciaggio pubblico in istrada -di giorno, in piena città- d’un ragazzo che ha tentato di rubare una borsa… viene il freddo alla schiena, crolla quasi tutta l’impalcatura e s’insinua enorme il dubbio sulla pia devozione degli argentini per il Papa francescano, tanto per restare a questo.
Tuttavia, detto tutto ciò, è chiaro che bisogna evitare, per prima cosa,  di fare di tutt’erba un fascio.
I casi disgraziati di questi giorni hanno aperto un dibattito che investe l’intera società, a tutti i livelli. E voci –molte voci importanti ed autorevoli- si sono levate senza se e senza ma per condannare la gestione primitiva, delittuosa e inumana della giustizia. Molte voci si sono allarmate e stan frugando attivamente nelle pieghe dell’intelligenza e della propria umanità alla ricerca di spiegazioni, di rimedi, di motivazioni.
Tal che è ora in corso una vera giostra di dibattiti, di reclami, accuse, scuse, documentazioni, infiniti servizi di stampa, denuncie e proposte di regole e misure adeguate. Ne emerge lo spaccato drammatico d’una società provata da tante tragedie negli ultimi decenni: ultima, forse, la crescente ondata di malavita che investe città e paesi, centri e periferie, provincia e capitali: una malavita feroce come mai s’era visto, che non propone la vecchia alternativa della vita o la borsa: spesso, molto spesso, strappa la vita e la borsa, senza riguardo per vecchi, adolescenti, bambini, ricchi e poveri.
Una malavita che ad ogni occasione obbliga il buon cittadino a chiedersi con affanno da dove vengono “questi”, a che scuola sono andati, quale dottrina seguono, chi sono che per rubare sovente quattro soldi fanno stragi e annientano intere famiglie, anziani indifesi, scolari ignari?
Chi sono? Vengono dalla droga, dall’emarginazione? Come “convertirli” a una convivenza rispettosa degli altri?
Problemi che, certo, non sono solo argentini. Risposte che quando arriveranno -se arriveranno- non potranno certo giustificare, in nessun caso, gli atroci episodi di questi giorni.

Argentina, momento cruciale

El 30 de julio 2014, el día de mayor riesgo y preocupación sobre el tema default, Dante Ruscica publicó en Italia el siguiente comentario de apoyo a la Argentina en el periódico On Line  "Italiani.Net" de UNICEF: "Argentina, Momento cruciale".

di Dante Ruscica

BUENOS AIRES- Si dibatte molto in questi giorni la ricerca –vera o supposta– d’un termine tecnico veramente indovinato per definire quanto sta per succedere, quanto succederà (o non succederà) fra pochi giorni in Argentina. E non si tratta certo di semiologia o di sottile e raffinato ripasso etimologico, anche se –stranamente coi tempi che corrono– esiste pur tanta gente disposta a sciupare tempo, carta e inchiostro nella disinformazione, uscendo da precisi inevitabili binari e sviando sovente dal giusto alveo discorsi e prospettive che sanno chiaramente di dramma...

Semestre Italiano en la UE

Expo Milano 2015

Primer Aniversario Papa Francisco

Por Maribé Ruscica

Nel primo anniversario del pontificato di Papa Francesco la Conferencia Episcopale Argentina dichiara che "Papa Francesco è un dono di Dio per la Chiesa e per il mondo intero". E lo è senza dubbio.Papa Francesco è un dono per l'umanità come Francesco di Assisi che seppe mostrare  il cammino del ritorno  a Dio attraverso la povertà. Il Santo Padre, infatti, esorta con  allegria a tornare al Siignore, suggerendo che ciò è possibile per i pastori della fede per i giovani, per gli anzianie che è tempo per tutti perchè tutti pssiamo fare in tempo di tornare a Dio operando il cambio di vita che ci porta a superare l'indifferenza aprendo il cuore ai poveri, agli afflitti, ai bisognosi ,confesando la fede in Cristo e superando  ogni nostra indifferenza nei confronti del prossimo. 

 

2014 - Argentina: tra “Buitres” e Sindacati

Buenos Aires. Retiro: stazione autobus lunga distanza. Foto: Prospero Sapone

Publicado en blog "Italiani" el 03 de septiembre de 2014

BUENOS AIRES- Non si può definire un grande successo il risultato dello sciopero generale (il secondo dell’anno) indetto da due tra i sindacati più agguerriti contro il governo di Cristina Kirchner: quello dei camionisti, che raccoglie diversi rami dei trasporti e quello che riunisce gli addetti alla ristorazione.

S’è notato, non è a dire, ma meno dell’altra volta.
In città bar, ristoranti e altri negozi sono stati aperti in gran parte e la circolazione dei mezzi pubblici è parsa certamente alterata, ma senza nessuna sensazione di “serrata”. Per la precisione, nei trasporti è stata una questione di orario: nelle prime e nelle ultime ore del giorno –all’alba e all’imbrunire– il traffico è stato meno regolare, ma nel pieno della giornata –quando nessuno temeva, cioè, imboscate e rappresaglie, visto l’attivo picchettaggio– l’andirivieni dei mezzi pubblici è stato presso che normale.
Le valutazioni sono un’altra cosa, poi, dal punto di vista dei diretti responsabili. La gente del governo ha tagliato corto: sciopero politico a cura di ambiziosi dirigenti senza alcuna preoccupazione “per il momento che vive il Paese”.
L’arcinoto ritornello, insomma. I sindacalisti, invece, hanno fatto altri conti e illustrato risultati diversi: trovano alta la percentuale di gente che, non potendo arrivare in orario, ha disertato il posto di lavoro e ripetono in aggiunta la caterva di motivazioni che hanno spinto alla misura di forza.
Un aspetto che non è sfuggito (anche perché si è trattato di un fenomeno ormai non nuovo) è stato quello del picchettaggio ad opera di gruppi scopertamente non legati alle organizzazioni sindacali interessate. Da tempo giornali e passanti definiscono questi gruppi (ci sono anche qui!) come “Sinistra irregolare” che opera quasi sempre con bastoni e a volto coperto. Irregolari, “gente violenta”, che nessuno vota alle elezioni, piccoli gruppi di supposti rivoluzionari: queste le definizioni. Sta di fatto che queste squadre hanno funzionato all’ora giusta e nei crocevia determinanti, non lasciando passare gli autobus, provocando scontri e intimorendo. I Sindacati ovviamente non li conoscono. Il governo li trova tout court funzionali ai sindacati e –con i sindacati– funzionali ai “buitres”, agli avvoltoi finanziari antiargentini, cioè, con i quali il governo ha la vertenza che sappiamo, che non accenna a risolversi e che, anzi, pare si ingarbugli sempre più...
Queste le dichiarazioni, questo il clima, questo l’ambiente. Ma certamente dietro tutto ciò, che sembra di facciata, andrebbero analizzate motivazioni e più precisi connotati politici, sociali ed economici della situazione reale. E la realtà innegabile è che soffia sempre più forte il vento dell’inflazione (trentacinque per cento l’anno?), mentre tutto l’impianto dell’economia, dopo anni di bonanza –se non traballa– pare perdere in modo crescente equilibrio: con la caduta dei consumi è in crisi il vanto maggiore di questo governo, con le difficoltà insorte in Brasile si restringe il commercio, si assottigliano le riserve, si accentua la crisi cambiaria con oscillazioni sempre più marcate. Tal che nelle industrie cominciano a fioccare qua e là le sospensioni di lavoratori.
Il governo appare impegnatissimo sul fronte esterno dopo la sentenza del giudice americano che non incoraggia certo l’arrivo di investimenti. E non va dimenticato che trattasi di governo al tramonto: fra un anno bisognerà andare alle urne per scegliere un nuovo presidente, il che –in tutti i tempi e sotto tutti i cieli– frena, non incoraggia le iniziative.
Dal canto loro, i sindacati –tutti appartenenti al “tronco peronista”– sono divisi, non in grado di un’azione seria e compatta ed è facile scoprirli impegnati nel leggere le stelle sul futuro politico, più o meno a fianco dell’opposizione e della crescente ciurma di “presidenziabili”, che va occupando sempre più la scene politica.
Tempi oggettivamente complessi, quindi, no?

BUENOS AIRES- Non si può definire un grande successo il risultato dello sciopero generale (il secondo dell’anno) indetto da due tra i sindacati più agguerriti contro il governo di Cristina Kirchner: quello dei camionisti, che raccoglie diversi rami dei trasporti e quello che riunisce gli addetti alla ristorazione.

S’è notato, non è a dire, ma meno dell’altra volta.
In città bar, ristoranti e altri negozi sono stati aperti in gran parte e la circolazione dei mezzi pubblici è parsa certamente alterata, ma senza nessuna sensazione di “serrata”. Per la precisione, nei trasporti è stata una questione di orario: nelle prime e nelle ultime ore del giorno –all’alba e all’imbrunire– il traffico è stato meno regolare, ma nel pieno della giornata –quando nessuno temeva, cioè, imboscate e rappresaglie, visto l’attivo picchettaggio– l’andirivieni dei mezzi pubblici è stato presso che normale.
Le valutazioni sono un’altra cosa, poi, dal punto di vista dei diretti responsabili. La gente del governo ha tagliato corto: sciopero politico a cura di ambiziosi dirigenti senza alcuna preoccupazione “per il momento che vive il Paese”.
L’arcinoto ritornello, insomma. I sindacalisti, invece, hanno fatto altri conti e illustrato risultati diversi: trovano alta la percentuale di gente che, non potendo arrivare in orario, ha disertato il posto di lavoro e ripetono in aggiunta la caterva di motivazioni che hanno spinto alla misura di forza.
Un aspetto che non è sfuggito (anche perché si è trattato di un fenomeno ormai non nuovo) è stato quello del picchettaggio ad opera di gruppi scopertamente non legati alle organizzazioni sindacali interessate. Da tempo giornali e passanti definiscono questi gruppi (ci sono anche qui!) come “Sinistra irregolare” che opera quasi sempre con bastoni e a volto coperto. Irregolari, “gente violenta”, che nessuno vota alle elezioni, piccoli gruppi di supposti rivoluzionari: queste le definizioni. Sta di fatto che queste squadre hanno funzionato all’ora giusta e nei crocevia determinanti, non lasciando passare gli autobus, provocando scontri e intimorendo. I Sindacati ovviamente non li conoscono. Il governo li trova tout court funzionali ai sindacati e –con i sindacati– funzionali ai “buitres”, agli avvoltoi finanziari antiargentini, cioè, con i quali il governo ha la vertenza che sappiamo, che non accenna a risolversi e che, anzi, pare si ingarbugli sempre più...
Queste le dichiarazioni, questo il clima, questo l’ambiente. Ma certamente dietro tutto ciò, che sembra di facciata, andrebbero analizzate motivazioni e più precisi connotati politici, sociali ed economici della situazione reale. E la realtà innegabile è che soffia sempre più forte il vento dell’inflazione (trentacinque per cento l’anno?), mentre tutto l’impianto dell’economia, dopo anni di bonanza –se non traballa– pare perdere in modo crescente equilibrio: con la caduta dei consumi è in crisi il vanto maggiore di questo governo, con le difficoltà insorte in Brasile si restringe il commercio, si assottigliano le riserve, si accentua la crisi cambiaria con oscillazioni sempre più marcate. Tal che nelle industrie cominciano a fioccare qua e là le sospensioni di lavoratori.
Il governo appare impegnatissimo sul fronte esterno dopo la sentenza del giudice americano che non incoraggia certo l’arrivo di investimenti. E non va dimenticato che trattasi di governo al tramonto: fra un anno bisognerà andare alle urne per scegliere un nuovo presidente, il che –in tutti i tempi e sotto tutti i cieli– frena, non incoraggia le iniziative.
Dal canto loro, i sindacati –tutti appartenenti al “tronco peronista”– sono divisi, non in grado di un’azione seria e compatta ed è facile scoprirli impegnati nel leggere le stelle sul futuro politico, più o meno a fianco dell’opposizione e della crescente ciurma di “presidenziabili”, che va occupando sempre più la scene politica.
Tempi oggettivamente complessi, quindi, no?

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